Claudio Lo Riso
arch. Carmine Carfa
arch. Paola Sala
arch. Davide Masdea
arch. Alex Romano
arch. Gianluca Marini
arch. Chiara Frigerio
arch. Veronica Barreda Tuņas
Monica Lo Riso (sell manager)
Manuela Pellini (segretaria)
Studio di architettura
Claudio Lo Riso
via San Salvatore 2
6900 Lugano Paradiso (Svizzera)
tel. +41 91 923 15 71
fax +41 91 922 89 28
Testi estratti dal libro:
Nel maggio del 1989, dopo un lungo periodo di pratica professionale presso l'architetto Mario Botta, decidevo di aprire uno studio in proprio a Lugano. Da allora sono passati dieci anni; dieci anni nei quali ho lavorato a oltre quaranta progetti, realizzandone quasi la metà.
Dieci anni sono un traguardo importante: sono motivo di soddisfazione, di gratitudine nei confronti dei committenti che in me hanno riposto la loro fiducia, di riconoscenza verso i colleghi di lavoro. Ma sono anche motivo di riflessione su quanto è stato fatto e su ciò che riserba questo nuovo millennio.
Questo volume vuole essere un segno, un modo per fissare un momento che è contemporaneamente di commemorazione e di ringraziamento, come pure di verifica e di bilancio del proprio lavoro. In esso si illustrano dieci progetti, uno per anno. Non si tratta per forza dei migliori, bensì di quelli che meglio testimoniano del periodo in cui sono stati realizzati e che - riuniti - esprimono con più forza l'evoluzione di una ricerca.
La ricerca di un linguaggio proprio fa parte dell'esperienza professionale di un architetto. Attraverso l'insegnamento dei “maestri”, la fatica del progetto e l'emozionante processo della realizzazione, l'architetto si confronta costantemente con il significato del proprio mestiere: un mestiere - per dirla con l'architetto Renzo Piano “avventuroso. Un mestiere di frontiera, in bilico tra arte e scienza, al confine tra il coraggio dell'invenzione e la prudenza della storia. L'architetto fa il mestiere più bello del mondo. Perché su un piccolo pianeta, dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle più grandi avventure possibili”.
Claudio Lo Riso, estate 1999
La casa é innanzitutto un rifugio: le sue pareti proteggono, il suo tetto unisce, i suoi spazi consentono il raccoglimento e l'intimità.
Radicata nella terra, la casa è anche un segno di appartenenza a un luogo e alla sua storia; è manifestazione di una identità.
Attraverso le sue forme poi, la casa esprime valori culturali e sociali: è espressione di ricerca estetica e di bellezza.
La casa singola è per eccellenza la casa dell'uomo: in essa i più profondi significati dell'abitare trovano le espressioni più limpide e convincenti.
Pensare una casa significa confrontarsi con la terra, con la memoria, con l'uomo. Oltre i contenuti tecnici, costruire significa esplorare a fondo e interpretare i valori della propria società e del proprio tempo.
Le case presentate in questo volume sono il risultato di un'intensa indagine, in cui l'architettura - dal grande gesto fino al più piccolo dettaglio - ambisce a farsi portatrice di questi valori.
Come la musica, l'architettura trasmette emozioni che possono essere percepite in modo intenso. E come la musica, che ha bisogno del suono per potersi esprimere, anche l'architettura ha un suo veicolo con cui manifestarsi: la luce.
Nel corso dei secoli, gli architetti hanno espresso il carattere della loro epoca utilizzando la luce, creando forme e spazi che solo la luce riempiva di significati.
Di recente, le innovazioni tecnologiche hanno permesso di immaginare e realizzare ampie superfici vetrate di qualità purissima. Ciò consente di inondare gli ambienti di una luce - quella naturale - che muta con il trascorrere del giorno e delle stagioni. Una luce moderna, fonte di sperimentazione e di ricerca continua, fondamento di ogni architettura che si vuole veramente contemporanea.
In tutti i miei progetti ho sempre cercato una luce forte, del ventesimo secolo, come quella fresca di un mattino di primavera o quella dorata di un tramonto, oppure quella stellata di una notte d'agosto: una luce capace, comunque, di trasmettere le emozioni di vivere il proprio tempo.
“Un opera si realizza nel frastuono urgente dell‘industria e quando la polvere si deposita la piramide che echeggia il silenzio conferisce al sole la sua ombra.”
Louis Kahn
Amo il cantiere, il ritmo frenetico della realizzazione e la possibilità di veder crescere un’idea. E’ un posto meraviglioso, in continuo movimento, dove capisci che l’architettura segue ancora la legge di gravità.
Il cantiere è un luogo in tensione, dove tutto incomincia a trasformarsi, per cercare nuovi equilibri e nuovi rapporti con la natura e il tessuto urbano circostante. Il cantiere è il luogo dove ha inizio l’avventura, la scoperta di nuovi dettagli, di nuovi orizzonti, di luci o di spazi diversi da come li immaginavi. Il cantiere in un certo senso non finisce mai, perché l’architettura è un arte viva, che si modifica con il tempo e con l’uso.
Credo che “La magia del cantiere” risiede in questa continua trasformazione e nella ricerca di nuovi equilibri. [...]